Bibliografia ed approfondimenti
Stati depressivi
Mischel W. (1981). Introduction to Personality.
New York: Holt (tr. it. Lo studio della personalità.
Bologna: Il Mulino. 1986).
In questo saggio vengono esplorate le principali teorie sulla personalità. Può essere uno spunto per riflettere su come gli stati mentali derivano da come si valuta sé stessi, gli altri, il mondo, e da come si ritiene di poter essere giudicati; sono il risultato dell’esigenza di convalidare e mantenere una certa idea di sé e del valore delle cose ritenute importanti.
Salvini A. (2015). I sentimenti di disperazione e dintorni.
Scienze dell’Interazione, 1-2.
Alternativamente a un disturbo dell’umore, si potrebbe parlare di una delusa e negativa consapevolezza esistenziale, che può configurare vari modi di essere e di sentirsi.
In questo dialogo vengono esplorati i pensieri e le emozioni attorno a ciò che si conosce come “depressione”.
Taylor S.E. (1991). Illusioni.
Firenze: Giunti.
La reazione depressiva si manifesterebbe in coloro che, presa coscienza di un’impotenza percepita, non possono però ricorrere a “distorsioni positive” della realtà. Per cui il “realismo depressivo” non sarebbe dovuto a un eccesso, ma a un difetto di illusioni. In questo libro vengono discusse questa e altre implicazioni dell’autoinganno come strategia.
Suicidio
Cigolini D., Romanelli M., Gennuso V., Turchi G. P. & Laugelli E. (2017).
Il Servizio InOltre: la scala di misurazione del rischio suicidario per la gestione dell’emergenza [research poster].
Convegno Internazionale di Suicidologia e Salute Pubblica XV edizione “La prevenzione del suicidio: spendi un minuto, cambia una vita”; 14-15 settembre 2017.
In questo research poster viene descritta una scala di valutazione del rischio suicidario, che si fonda sull’asserzione per cui il suicidio è sempre possibile. Il riferimento ai gradi di rischio consente di osservare le possibilità alternative che la persona in difficoltà riesce a contemplare in un dato momento. La valutazione viene fatta rispetto a:
- la competenza di descrizione della situazione e dei suoi aspetti critici,
- le modalità di sollecitazione dei servizi per la gestione della situazione,
- la specificità degli elementi offerti vs saturazione da parte degli stessi,
- l’uso di modalità di anticipazione vs previsione degli scenari futuri,
- l’uso di modalità di delega alla gestione vs assunzione di responsabilità.
Parlare del lutto
Campione F. (2012). Lutto e desiderio – Teoria e clinica del lutto.
Armando Editore
Un saggio sulle varie teorie sul lutto e sulle possibili modalità di intervento. Secondo l’autore, sostanzialmente, ciò che entra in crisi, con la perdita di un proprio caro, è la propria storia e il senso della stessa, ed è nel lutto che è possibile imparare a collocare nel passato ciò che è passato e a superare suddetta crisi.
Currier JM, Holland JM, Neimeyer RA. (2006). Sense-making, grief, and the experience of violent loss: toward a mediational model. Death Stud. 2006 Jun;30(5):403-28. doi: 10.1080/07481180600614351. PMID: 16610156.
Neimeyer RA, Baldwin SA, Gillies J. (2006).
Continuing bonds and reconstructing meaning: mitigating complications in bereavement. Death Stud. 2006 Oct;30(8):715-38. doi: 10.1080/07481180600848322. PMID: 16972369.
In questi due articoli è possibile osservare i risultati di quegli interventi identificabili come “meaning-making”. Riuscire a trovare (cioè a costruire) il senso della perdita, che sia in termini personali, pratici, esistenziali o spirituali, sembrerebbe mitigare ciò che viene configurato come sintomatologia del lutto complicato; a maggior ragione il discorso vale anche rispetto alle perdite improvvise.
Neimeyer RA. (2011). Reconstructing meaning in bereavement.
Riv Psichiatr. 2011 Sep-Dec;46(5-6):332-6. doi: 10.1708/1009.10982. PMID: 22322690.
Una revisione sistematica di più campioni di ricerca sul tema del lutto e su come il processo del sense-making e del benefit-finding possano rispondere all’esigenza di adattarsi a quei cambiamenti comportati dalla perdita di un proprio caro.